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Comuni della Riviera dei Cedri

Bonifati

Bonifati

Quando si pensa alla storia della Calabria, si corre indietro nel tempo per una terra antica tra due antichi mari, verso lontani navigatori come Ulisse che questi mari percorse lungo la rotta del suo ritorno. Ma parlando della storia senza "perdersi nelle reti del sogno" si può scavare tra i tanti documenti che questa terra generosamente ha conservato. La fondazione di Sibari del 710 a.C. coincise con l'inizio della presenza greca nel territorio calabrese. Nei suoi due secoli di storia, Sibari dette luogo alle sue sub-colonie di Poseidonia, Laos e Skidros, la cui importanza si accrebbe enormemente in seguito alla diaspora dei Sibariti, avvenuta dopo la distruzione della città ad opera di Crotone nel 510. La penetrazione dei coloni greci in direzione est-ovest, dallo Jonio al Tirreno avvenne quindi lungo direttrici naturali, quali valli fluviali che consentirono l'attraversamento dell'impervio massiccio centrale. Per tale motivo la fascia costiera del Tirreno cosentino risulta priva di stanziamenti stabili in età arcaica. Sul volgere del V secolo a.C. entrò in crisi il mondo greco in Calabria anche sotto la spinta di popolazioni appenniniche dell'Italia centrale. Proprio una di queste, i Lucani ed in modo particolare una loro tribù, quella dei Brettii, affrancatasi a metà del IV secolo, investì gli insediamenti greci nella nostra regione, conquistando aree sempre più vaste. Proprio alla presenza bretia sono riconducibili i primi insediamenti documentabili nel territorio del nostro comune. A metà degli anni settanta venne studiata e portata alla luce dal professor Pasquale Mollo, in località Piano del Monaco, lungo la strada che conduce dal mare a Bonifati, una tomba con corredo che ne consentiva la datazione tra il 310 e il 270 a.C. Si trattava, con ogni probabilità di un insediamento di pastori-agricoltori semi nomadi analoghi insediamenti nei territori limitrofi. Un nucleo originario quindi che non si sviluppò lungo il mare, ma sulle estreme propaggini collinari della terra costiera. Solo in epoche successive andò sviluppandosi una comunità di pescatori-contadini, che comunque costruiscono la loro marineria sul promontorio tra i l mare e il fiume San Pietro il cui nome Greco, sicuramente conferma con il suo toponimo l'insediamento umano, accertato peraltro dagli scavi di Mollo. La marina vera e propria è di epoca moderna, quando cioè quel mare che da ponte (Pontos) per altre civiltà era diventato confine (Limes) durante i lunghi secoli bui del Medioevo ed oltre, percorso da nemici inesorabili e temuti, ritornò ad essere tramite di conoscenza e di ricchezza. E così Bonifati sviluppò una urbanistica non più difensiva, ma autenticamente residenziale soltanto i n epoca postunitaria, ovvero nella seconda metà dell'Ottocento; come Torrevecchia prendeva corpo abitativamente quale comunità non più seminomade nello stesso secolo, favorita dalla posizione quasi montana. Il nome di Bonifati, secondo la tradizione, deriverebbe dal castello fortezza "Castel Bonifati" che era l'antico feudo dei di Tarsia (1120 -1270) e dei Palmieri. Altre ipotesi, forse però meno attendibili, indicano la derivazione del nome dal latino "Bonifatus" o dalla voce "Bene Facite" (fate bene). L'esatta individuazione dell'etimologia del nome, presenta difficoltà oggettive, in quanto i primi documenti certi sulla storia di Bonifati, riportano la datazione all' XI - XII secolo. Riguardo alla fondazione di Bonifati, sostenuta in prevalenza dagli storici locali, si farebbe risalire alla seconda metà del VI sec. a.C. ad opera dei Focesi di Lidia che vi giunsero dall'Asia Minore, sconfitti dai Persiani. Il riferimento più significativo, a sostegno di questa interessante ipotesi, è infatti testimoniato dalla presenza di una sorgente che è situata in una vallata denominata "Fonte di Hyéle", nome di derivazione greca che avvalora le certezze circa una intensa frequentazione dei Greci su tutto i l territorio di Bonifati, così come è anche testimoniato dal centro urbano di Fella, odierna Cittadella del Capo, frazione di Bonifati, la cui natura dei luoghi, molto rocciosi, trova riscontro nel nome greco Felléus (terreno pietroso), oppure Félleia (cose di pietra), o Félles (sughero), per la presenza nella zona di una certa quantità di piante di sughero. Le fonti storiche, in particolare riferite da Erotodo e riportate nel libro 1° della sua opera "Storie", narra effettivamente dei Focesi in fuga che approdarono a Reggio Calabria nel 540 a.C. e che fondarono sul Tirreno la città di Hyéle, da cui, forse, trae origine Bonifati. Purtroppo le tracce di quell'antica città, occupate dai nuclei urbani sorti nelle frazioni dell'acqua di Hyéle e Fella, furono completamente distrutte dai Normanni nel 1059, guidati da Roberto i l Guiscardo duca di Puglia e Calabria. L'attuale città di Bonifati occupa una posizione  privilegiala nel contesto cosentino. È un'affermata località turistica, intensamente frequentata, dispone di un vasto e variegato territorio in grado di soddisfare le esigenze degli appassionati del mare che non vogliono però rinunciare alla montagna, che qui è presente nella maestosità di vette e promontori naturalistici di grande interesse, una caratteristica privilegiata che è tipica della costa calabrese, ma particolarmente accentuata in queste zone, prevalentemente montuose. I l borgo antico è adagiato all'interno, protetto dai resti del "Forte", l'antico castello, alle pendici dei primi contrafforti montani, a 430 mt sul livello del mare, tra i poggi di Monticello e di Serra, dove ha sede l'Osservatorio Metereologico della Aeronautica. Il panorama spazia all'infinito sul mare e sulle sottostanti vallate del Bambagia e del Sangineto, di cui ai rispettivi torrenti che degradano verso il mare, in un trionfo di colori e di atmosfere ambientali di grande valenza paesaggistica. Fanno parto dell'agglomerato urbano le tante e disseminate frazioni che sono comprese nei confini comunali, tra cui le più antiche e intensamente popolate sono quelle di Cittadella del Capo, Torrevecchia, Cirimarco, Timpone ,Greco, S. Candido e Telegrafo. Tra le ricorrenze della tradizione popolare, durante le quali si organizzano fiere e mercati, primeggiano alcuni festeggiamenti di carattere prevalentemente religioso che richiamano a Bonifati un gran numero di persone, fra queste: la Madonna del Rosario, (1° domenica di ottobre), la Madonna dell'Assunta (il 15 agosto); S. Francesco di Paola (la 111° domenica di agosto a Cittadella del Capo) con una processione che trasporta a mare la statua del Santo, nello stesso periodo, S. Rosa da Lima a Torrevecchia. Il primo maggio si festeggiano i lavoratori, con una scampagnata collettiva nei pressi del Castello di Bonifati. Il dialetto bonifatese si è conservato integro a Torrevecchia e con alcune varianti a Bonifati e Cittadella, molte gutturale e latinizzato, al contrario di quello del capoluogo la cui influenza è già forte a partire da Fuscaldo. L'economia di Bonifati prevalentemente basata sull'agricoltura ed i prodotti derivati; si confezionano ottimi salumi, sapientemente stagionati, tra cui squisite soppressate, salsicce e prosciutto. Rinomato è il vino locale, ricavato da uve maturate nei vigneti che si affacciano sulla costa, ottimo anche il pane e le "grispelle" che sono frittelle che si preparano nelle festività, i n particolare quelle natalizie. La gastronomia è rappresentata dai prodotti della terra, dell'allevamento ovino e della lavorazione del maiale. Colture e allevamenti sono condotti con metodi rispettosi della tradizione. I ristoranti del posto di norma tutto l'anno offrono i piatti tipici locali: Patani e zafarari, una frittura ben amalgamata di sottili fette di patate e di peperoni tagliati a striscie; Zafarani garli, peperoni secchi e abbrustoliti in padella con poco olio; Purpette polpette (al sugo o fritte derivate dalle melanzane tritate ed impastate; Suprassata, è una versione deliziosa, prima conservata nel grasso di maiale e più di recente nell'olio l'oliva, della soppressata magra tipica della Calabria Citra e della Basilicata; Frisa 7 pani, è addirittura preferita alle varie versioni di pane cotto a legna (fra cui i prelibatissimi pani ì migliu e pani ì lupini); si tratta di un tipo di fresella molto più larga e ben più spessa che resiste per settimane alla naturale usura. Vanno ricordate le gelaterie artigiane di Cittadella e Bonifati, dove si preparano ottime granite ai frutti di fichi d'India, cedro, limone.


Pregevole e di grande valore artistico è il patrimonio architettonico, monumentale e religioso di Bonifati che custodisce preziose testimonianze di opere d'arte e di edifici di particolare pregio, ricchi di significato storico e sociale, eredità di un passato di intensa attività culturale. Il Castello di Bonifati, detto "Il Forte" fu potenziato dai Normanni a difesa del territorio, considerata la straordinaria posizione naturale di presidio militare e di controllo. Fu distrutto dagli Angioini per impedire che venisse utilizzato dagli Aragonesi, allora guidati da Alfonso d'Aragona, l'episodio è riportato nel documento datato 4 ottobre 1440, nel quale si fa il nome di Renato d’Andegavi autore della scellerata distruzione. La struttura originaria comprendeva cinque torrioni e un corpo centrale, ancora oggi visibili nei ruderi dei muri perimetrali che misurano mt 90 x 30, tra i quali ancora, miracolosamente, resiste il portale d'ingresso ad arco, largo due metri. Proprio attorno alla fortezza (oggi detto 'u forte), si sviluppò su tre cerchi concentrici, l'abitato di Bonifati medioevale e poi moderna con un primo impianto di case legate al fortino, ristretto in una cerchia muraria verso sud, con la Torre di Porta di Mare o Torre di Porta Malvitana, architettura cinquecentesca a pianta quadrangolare, (dove risulta ancora visibile il cordolo merlato) e segna chiaramente il tratto della cinta muraria dell'antica Bonifati, a cui fanno seguito alcuni palazzi nobiliari e le relative chiese e cappelle. A difesa del territorio e più in generale delle coste calabresi ed in particolare tra quelle ricadenti nel Comune di Bonifati furono costruite, tra i l 1558 e i l 1567, quattro torri costiere (del Telegrafo, del Capo, di Fella e Parise), a difesa delle continue incursioni piratesche. Ad esse si aggiungevano una serie di case torri sparse nella campagna a completamento del complesso sistema difensivo integrato del territorio bonifatese che era ben collegato a sud con la cetrarese Torre di Rienzo (a picco sull'incantevole scogliera dei Rizzi) e a nord con il fortino di Sangineto centro e con il Castello del Principe, alle Crete. Le costruzioni furono ordinate dal Viceré di Napoli il duca DAlcalà Don Pedro Alfan de Rivera. La Torre del Telegrafo è andata completamente distrutta nel terremoto del 1638, unici superstiti restano due blocchi di muratura. La Torre del Capo del XV sec, recentemente acquistata e restaurata dal Comune, è di forma cilindrica. Nel 1852 fu adibita a telegrafo e durante la I e II guerra mondiale venne utilizzata dalla Marina Militare Italiana. La Torre di Fella è di età normanna (1112 - 1154) del periodo di Ruggero , potenziata nel XVI sec. Al tempo della sua costruzione, probabilmente nel 1150, comprendeva un edificio adiacente destinato alle truppe militari. Tra il 1378 - 1394 fu ampliata dal feudatario Tommaso Brancati e nel 1442- 1552 trasformata in castello da Fabrizio Brancia. Fu nuovamente manomessa nel 1693 -1739 dai Principi Telesio di Bonifati e dai Carafa di Belvedere nel 1740 -1806. Successivamente, anni dopo, nel 1820 il castello e le terre circostanti furono acquistate da Raffaello De Aloe, al quale successe nella detenzione della proprietà Mario De Aloe. Attuali proprietari sono la famiglia Goffredo che lo hanno destinato a struttura turistica. L'edificio dal 1984 è dichiarato monumento nazionale. Ultima in ordine di elenco la Torre Parise del XVI sec, di forma quadrangolare, è situata in zona stazione a pochi metri dalla spiaggia, è stata acquistata dal Comune sul finire degli anni ottanta. Riguardo ai beni ecclesiastici: nel 1981 venne demolita, perché pericolante, la Chiesa Madre di S.Maria Maddalena patrona di Bonifati, che era situata in P.zza Ferrante e dove al suo posto trova spazio un giardinetto pubblico. Nella chiesa era custodito un quadro del XVI sec. a tempera di cm 125x102 "Gesù portacroce tra i Santi Pietro e Paolo" di Dirk Hendricks (Teodorod'Enrico detto i l fiammingo). La Chiesa del Calvario del XVI sec. che si trova in P.zza Ferrante, di fronte al centro storico di Bonifati che vi si scorge adagiato sul poggio, custodisce: il dipinto di Hendricks, la statua marmorea di Madonna con Bambino, anticamente sistemata su di una colonna all'ingresso di Bonifati, l'affresco della crocefissione e il tabernacolo in rame e smalto, opera entrambi delle Suore di Monte Veglio in provicnia di Bologna. Il convento di San Francesco di Paola, fu fatto costruire dal Principe Pietrantonio I Sanseverino di Bisignano che i l 15 agosto del 1535 lo donò, durante una solenne consacrazione, ai frati minimi Paolotti. In quella circostanza per festeggiare l'avvenimento, fu istituita nel piazzale del convento la fiera con la festa di Mezzagosto che fu ripetuta tutti gli anni fino al 1809, l'anno dopo la trasferirono in Piazza del Popolo, attuale P.zza Ferrante. A seguito del decreto emanato dai Francesi i l 7 agosto del 1809, il convento fu confiscato e definitivamente abbandonato dai monaci. I l complesso conventuale era in origine costituito soltanto dalla Chiesa di S. Maria di Loreto 1518 - 1520, al cui interno si trovava una preziosa statua lignea di S. Francesco di Paola e un affresco su di una parete, andato distrutto irrimediabilmente a seguito di un recente restauro a cui è stato sottoposto l'edificio, che ha trasformato l'antica struttura che caratterizzava l'intero impianto costruttivo. I l Santuario della Beata Vergine SS. del Rosario apparteneva al Convento di S. Domenico, dell'ordine dei Padri Predicatori del XVI sec, la cui chiesa del Rosario è del 1580 -1590. L'impianto architettonico esterno evidenzia i l cupolone formato da tre corpi i n muratura sovrapposti con la base e i l secondo corpo di forma quadrata, chiude a forma ottagonale la cupola e la parte superiore. L'interno si compone di una lunga navata con la volta a botte, conclusa dall'arco di trionfo, l'altare rinascimentale, con ai lati le statue lignee di S. Domenico e S.Vincenzo opera di frate Gennaro, domenicano del X V I I I sec, e colonne tortili, la cupola, i finestroni trifogliati, la fonte battesimale in legno intagliato ad otto facce del Seicento. La statua lignea della Madonna del Rosario con Bambino, di autore ignoto, sovrasta l'altare, fu donata nel 1824 dai marinai di Pizzo Calabro che non riuscivano a riprendere il mare, mentre si trovavano alla foce del arenati, riuscendo a salpare solo dopo aver sceso a terra e portato in chiesa la statua della Madonna. All'impianto originario della chiesa, tra i l 1895 e i l 1901 si aggiunse un altro corpo di fabbrica che si raccorda ad angolo retto con la parte più antica e di fronte alla facciata di questo nuovo edificio ha trovato spazio un ampio piazzale. La volta della chiesa presenta un affresco della Madonna del Rosario ,eseguito da Don Beniamino Vivone. La Chiesa della SS. Annunziata del XVII sec. di cui si hanno poche notizie, presenta una facciata in stile barocco a tre comparti, con interno a tre navate, dispone di un elegante tabernacolo in marmo bianco del 1600 di cui è autore lo scultore di Bonifati Vespasiano De Iacovo, un coro ligneo intagliato di frate Ignazio, un francescano di Bonifati del XVII sec, l'Annunciazione opera lignea del XVI sec. di ignoto, il crocifisso ligneo di dimensioni naturali del 1635 di padre Umile da Petralia Soprana (Prov. Di Palermo), 1' acquasantiera in marmo di Vespasiano De Iacovo del AD. MDCXV. I palazzi di Bonifati sono tutti di epoca ottocentesca e si trovano sul già detto terzo anello di abitazioni, verso la Piazza Ferrante. Palazzo del Principe, è situato nella piazzetta Giovanni XXIII, era fortificato e fu costruito dai Telesio alla metà del XVII secolo; sono visibili i l portale e il loggiato a sei arcate. Palazzo e Cappella Favarulo, sul Corso C. Alvaro, fu costruito dai D'Amico nel XVI secolo e venne acquistato dai Favarulo agli inizi del Novecento; interessante la Cappella a carattere gentilizio a tre navate, posta accanto al bel portale d'ingresso. Palazzo Barbieri, edificato nel 1904 a fronte di quello del Principe Telesio, anch'esso a tre piani, presenta una bella testa leonina scalpellata sul portale. Palazzo Scamardi-De Aloe,datato 1877, costruito all'ingresso di Piazza Ferrante, consta di tre piani ed è di stile postunitario.


Cittadella del Capo, a torto ritenuta meno antica di Bonifati, in realtà è sempre esistita come propaggine meridionale di Fella (oggi Jardino). E sopravvissuto intatto, infatti, i l toponimo Greco per il rione omonimo, posto a picco (109 mt s.l.m.) fra i l mare ed i l Fiume S.Pietro, attorno al quale sono stati effettuati gli scavi archeologici più significativi a riprova della presenza originaria (già in epoca arcaica) di una popolazione di pastori seminomadi brezio-greci. Il nucleo originario dell'abitato era quello costruito attorno alla via che partiva dalle campagne di Fella, passando per il Greco (in realtà una marineria dove risiedeva una comunità di pescatori-contadini) e che conduceva infine alla marina, sulla cui scogliera era ubicata un'altra fortezza intorno alla possente Torre Viceregnale detta, non a caso, di Fella). Soltanto nella seconda metà dell'Ottocento l'abitato si espande con la costruzione di palazzine alla marina e sulla via Nazionale e dei 3 Palazzi De Aloe. Ad inizio secolo, attorno alla neonata stazione ferroviaria, si cominciava a costruire anche a nord, dando lentamente vita al rione omonimo. La Marineria del Greco è l'autentico centro storico del paese, dove hanno vissuto fino agli anni '60 le famiglie dei pescatori. Vi si trovano mostre, i l presepe permanente, il piccolo museo contadino e la Chiesetta Madonna della Greca. L'antico sentiero Gradini San Vincenzo era u n tratto della vecchia mulattiera e sentiero pedonale che da Torrevecchia-Cirimarco portava a mare, miracolosamente intatto nella sua struttura di gradoni formati da pietre di mare sistemate sullo Scoglio. I l Palazzo del Capo è i l monumento simbolo di Cittadella, raro esempio di buon restauro a fini produttivi-occupazionali; centro congressi gestito dalle due attuali famiglie proprietarie: i Goffredi e i Santoro, entrambi discendenti da Mario De Aloe; foresterie e residenza di Don Mario, sono diventate un esclusivo albergo e i locali della masseria di grano, dell'oleificio e dello stabilimento enologico sono state trasformate in sale congressi e ricevimenti. I l Palazzo del Capo, ha assunto la forma attuale a fine '800, ma dal primo medioevo sulla scogliera di Cittadella esisteva una struttura difensiva che nel 1500 si caratterizzò con la Torre viceregnale detta di Fella, in quanto le sue campane avvisavano del pericolo turchesco gli abitanti del non lontano omonimo borgo. La Torre, ben restaurata dopo un rovinoso crollo, è visitabile e godibile. La fontana davanti al palazzo è l'unica opera rimasta a testimoniare l'antica arteria romana via Aquilia o Trayanea, che collegava Salerno a Reggio Calabria; fu costruita nel 99 a.C. dal Proconsole Romano Marco Aquilio e attualmente, dopo i lavori di sistemazione esterni al palazzo, la si può ammirare in tutta la sua antica bellezza. All'interno del palazzo si trova la Cappella gentilizia dei De Aloe, opportunamente restaurata. Fin dal 1600, all'esterno, si celebravano le feste e le fiere di S.Giovanni (24 giugno) e S. Gaetano (il 7 agosto). I l Palazzo Golletti (1877) e Fontana del Pazzo (1746) fu costruito su di un precedente casino di campagna dei De Aloe e negli anni '20 passò ai Golletti, di cui Achille sposò una De Aloe. Le altissime palme e i l biancore degli intonaci fanno respirare al visitatore un'inconfondibile atmosfera neocoloniale. Poco più a monte la fontana, edificata nel 1746, è tuttora efficiente, e serve ancora la più grande cibbia (è parola di derivazione araba =vasca d'irrigazione rurale; ), del bonifatese; sul frontale della Fontana è riprodotta una scena di caccia, grande passione dei De Aloe. I l Palazzo Francesco De Aloe (1878) ,anche questa opera Giordano, è tuttora abitata dai discendenti Rosa e Francesco; costruita su un edificio minore, fronteggia i l Palazzo del Capo, sulla scogliera di Zaccarella dal fronte opposto dell'insenatura. Sede di numerose manifestazioni di musica colta sin dalla sua costruzione fino ai giorni nostri, conserva intatto il salone centrale da cui si gode la vista sulla scogliera e, retrostante, quella verso la Torre del Capo. La Marina dispone di uno dei Lungomari più ampi e riposanti del Tirreno, con campi da tennis, piste da ballo e la spiaggia fra le due Scogliere del Signore e di Zaccarella, oltre ad impianti sportivi e il Cinema Cagnottella. La Chiesa di S. Michele Arcangelo fu costruita nel 1924, lungo la strada nazionale, grazie all'impegno di alcuni benefattori. Nel medesimo anno, prima che fosse consacrata, vi fu portata, in un magazzino di pescatori, la statua di S.Francesco di Paola, che rappresentava l'attraversamento dello stretto di Messina.La festa in onore del Santo veniva celebrata la 1° domenica di settembre e la IV° domenica di agosto, oggi viene festeggiata la III° domenica di agosto. La Chiesa della SS. Annunziata costruita tra 1970 e il 1973, anno in cui fu consacrata il 25 di marzo, è stata sottoposta negli ultimo anni ad un restauro.


Torrevecchia è posta a 460 mt s.l.m. da cui è distante circa 5 k m. L’abitato nacque nei primi anni del 800 (almeno nella forma attuale fatti salvi gli insediamenti arcaici testimoniati dai ritrovamenti nella zona poco distante di San Basile) da alcune famiglie originarie di bonifati centro, proprietarie di fattorie a Torrevecchia. L’agricoltura e l’allevamente ovino costituivano l'attività economica centrale per tali famiglie che, dopo una lunga fase storica di giornaliere migrazioni, fondarono un centro abitato vero e proprio . Le prime case costruite furono quelle dette 'innanzi 'a turra, da cui evidentemente deriva il toponimo (parliamo della Torre del Capo, costruita in forma circolare dagli Angioini nel 1300 con scopi d ' avvistamento per cui popolarmente è chiamata a turra 'i guardia), distante poche diecine di metri dalle prime abitazioni di Cirimarco. Le case di 'innanzi 'a turra si trovano comprese nel senso rotator io del l ' attuale centro storico di Torrevecchia sud. Le caratteristi di queste case erano dettate dalle esigenze antropiche primarie, per cui erano composte da unico ambiente riscaldato da un focolare che sfogava il fumo direttamente tramite il tetto, costruito con canne e ceramili (dal greco Kieramilis=tegola); a cui si accedeva tramite una scala esterna in pietra di fiume e da esso con una scala in legno si accedeva al sottotetto ( un ripopstiglio ) attraverso 'u catarrattu che era un capace sportello in legno; sotto il suddetto locale centrale, c'era il ricovero per gli animali (poteva essere solo nu’ gallinaru - pollaio - o anche 'na zimba - porcilaia ) , abitudine ancora in uso negli anni '60, con evidenti danni derivanti da questa promiscuità. Altra peculiarità di quelle abitazioni era costituita da un ambiente seminterrato, ricavato da uno scavo di circa tre metri. I materiali impiegati erano terra e pietra impastati. Sempre negli anni '60, esisteva una quantità di case a tre piani di 6 metri di altezza e 16 mq di ampiezza per ciascun locale. Torrevecchia (ma anche Timpone) ha vissuto u n isolamento fino agli anni '60, tale da circoscrivere i legami parentali soltanto al 2° grado, che spiega la forte caratterizzazione somatica, tipica delle popolazioni bruzie dell'interno della Calabria. La forte emigrazione, alla fine degli mini '60, non mutò la natura del tipico borgo rurale di Torrevecchia, nonostante il centro storico veniva abbandonato per costruire oltre la Piazza Carrera e verso Piano d' Armi. Pur aprendosi verso l'esterno, all'inizio degli anni '70 con la prima strada asfaltata, Torrevecchia conserva orgogliosamente intatta la tradizione bonifatese del dialetto, dell'organizzazione familiare e la meticolosa cura per la gastronomia tradizionale e per gli usi ludici, le ricorrenze, le celebrazioni dei riti prematrimoniali , la Tarantella e l 'antichissimo Carnavaru farsarulu. In località Cirimarco si trova la Chiesa della Madonna della Immacolata, costruita da un ricco proprietario della zona Davide Vivona, fra i l 1907 e 1908, il cui primo parroco fu il fratello don Peppino. A Torrevecchia si riuniscono attivi e vivacissimi gruppi di suonatori d'organetto e tamburo, cantor dialettali e autentici danzatori.

BonifatiCittadella del CapoEremo del Duca - Chiesa di San FrancescoChiesa di San Francesco di PaolaChiesa di San Michele Arcangelo - CittadellaChiesa della SS. AnnunziataPalazzo MunicipaleCastello di BonifatiTorre del CapoTorre PariseTorre del CapoPalazzo del CapoPalazzo FavaruloChiesa di San LorenzoSantuario della Beata Vergine del RosarioFontana FavaruloPalazzo del CapoBonifati


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sindaco: Antonio Giovanni Mollo
Riviera dei Cedri